Curiosità

La Roma ha vinto più coppe italia di tutte le altre squadre.

Storia della squadra

Sostanzialmente nella storia della Associazione Sportiva Roma possono essere riconosciuti tre grandi periodi, coincidenti con i tre titoli nazionali conquistati, nei quali la squadra visse una serie di annate decisamente positive. Gli anni che vanno dalla sua nascita fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, furono l'epoca degli entusiasmi iniziali, quelli del Testaccio. A seguito di un decennio in cui la squadra esprimeva un bel gioco, ottenuto grazie alle prestazioni di giocatori realmente attaccati alla maglia, il club coronò il sogno di vincere il suo primo Scudetto proprio sul finale di quello splendido periodo. Dopo la breve parentesi degli anni sessanta, in cui la squadra ottenne l'unica vittoria europea della sua storia con la Coppa delle Fiere, un secondo periodo d'oro si può facilmente riconoscere negli anni della gestione Viola, quelli successivi alla prima grande crisi del calcio moderno, in cui la squadra giallorossa sotto la guida di Nils Liedholm, oltre a vincere il secondo titolo della sua storia, quasi riuscì nell'impresa storica di vincere la Coppa dei Campioni, arrendendosi solo in finale di fronte ai calci di rigore. Una terza epoca infine va ricondotta al recente passato, ai primi anni del 2000 quando grazie agli sforzi economici del presidente Franco Sensi con allenatore Capello, figura discordante e poco amata dai tifosi romanisti, la Roma arrivò a conquistare il suo terzo titolo nazionale e successivamente svolse una serie di annate di buon livello.



Le origini [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Le origini. Alba Fortitudo Roman Agli inizi del XX secolo, quando il gioco del calcio stava prendendo piede in tutta la penisola italiana, nella città di Roma la situazione era molto simile a quella che si viveva (e si vive tutt'ora) a Londra. Come nella capitale britannica, la pratica di questo sport era svolta da un gran numero di piccoli club, ognuno con le sue particolarità e differenze; spesso erano squadre di quartiere o vere e proprie rappresentanti di classi sociali ben definite. Negli anni venti, a Roma, nella prima divisione regionale giocavano ben otto società: U.S. Romana, Fortitudo, Alba, Juventus-Audax, Roman, Audace, Pro Roma e la Lazio.



La nascita della A.S.Roma [modifica] « Il nuovo Club prende il nome di Associazione Sportiva Roma e assume i colori dell'Urbe, giallo-rosso, col fascio littorio e la lupa romana in campo verde.[5] » (La Gazzetta dello Sport, 9 giugno 1927) Italo Foschi, fondatore della A.S. Roma. La squadra capitolina venne costituita grazie alla fusione di tre delle società calcistiche di Roma: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. Tale decisione venne presa per volere dell'allora segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, Italo Foschi (all'epoca anche membro del CONI e Presidente della Fortitudo Pro Roma). La data di nascita dell'A.S. Roma è stata a lungo discussa: da molte fonti viene infatti indicato il 22 luglio 1927; in realtà sembra che la fusione sia stata formalizzata il 7 giugno dello stesso anno, come annunciato il giorno successivo dai quotidiani romani Il Tevere, La Tribuna e Il Messaggero.

Foschi diede corpo all'idea di avere una squadra sportiva che portasse il nome della città di Roma e che potesse ambire ai massimi risultati. Così come era accaduto in altre città del centro-sud (Firenze, Napoli e Bari), infatti, si intendeva dare vita, attraverso la fusione, a compagini di maggiori dimensioni in grado di reggere l'urto del calcio professionistico, già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale. Della fusione avrebbe dovuto far parte anche la Società Sportiva Lazio, ma la stessa rimase fuori dall'accordo per l'intervento di un generale della Milizia fascista, il piemontese Giorgio Vaccaro, appartenente al club biancoceleste e Presidente della F.I.G.C. dal 1933 al 1942.[6]

Ferraris IV e Bernardini Il primo presidente fu lo stesso Foschi, il quale, dopo solo un anno, dovette abbandonare: venne infatti nominato membro del direttorio federale della Spezia e lasciò così l'incarico a Renato Sacerdoti, industriale del settore alimentare. La sede della Roma venne posta nel rione di Campo Marzio, in via Uffici del Vicario 35, nei vecchi uffici del Roman. Nei primi due anni di vita, la Roma giocò provvisoriamente al Motovelodromo Appio, in attesa della costruzione del nuovo stadio, dove si trasferì e giocò fino alla fine degli anni trenta: il Campo Testaccio.



I colori, il simbolo e la sociologia [modifica] I colori scelti per la nuova compagine nata dalla fusione, furono il giallo oro e il rosso porpora, che erano i colori della società Roman ma anche quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo oro ed il rosso porpora o pompeiano, ereditati dagli antichi vessilli dell'Impero Romano. Come simbolo fu invece scelta la lupa che allatta Romolo il fondatore di Roma e suo fratello Remo: l'emblema della squadra, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi (vedi anche la descrizione più sotto). Il fatto di rappresentare nei colori e nel simbolo la città e la tradizione di Roma oltre ad essere l'associazione di tre dei quattro club romani dei tempi, fece sì che la squadra richiamasse immediatamente a sé le simpatie della grande maggioranza del popolo appartenente sia ai nuovi quartieri che ai rioni nel cuore della città.[7]




I presidenti della A.S. Roma I presidenti della A.S. Roma [{{fullurl:{{{link}}}|action=edit}} modifica] 1927 - Italo Foschi
1928 - Renato Sacerdoti
1934 - Vittorio Scialoja
1935 - Igino Bettini
1941 - Edgardo Bazzini
1943 - Pietro Baldassarre
1949 - Pier Carlo Restagno
1950 - Romolo Vaselli
1951 - Renato Sacerdoti
1958 - Anacleto Gianni
1962 - Francesco Marini-Dettina
1962 - Franco Evangelisti
1968 - Francesco Ranucci
1969 - Alvaro Marchini
1971 - Gaetano Anzalone
1979 - Dino Viola
1991 - Flora Viola
1991 - Giuseppe Ciarrapico
1993 - Ciro Di Martino
1993 - Franco Sensi
2008 - Rosella Sensi
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Gli anni trenta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 30. Il "mitico" Campo Testaccio. La Roma conquistò il primo trofeo già nella stagione 1927/28, quella della sua fondazione, vincendo la Coppa C.O.N.I.



La Roma "testaccina" [modifica] A partire dal 1930, la AS Roma poté finalmente trasferirsi nel nuovo stadio, il Campo Testaccio dell'omonimo quartiere popolare. A quel periodo è legata una delle più belle pagine della storia romanista: il pubblico caloroso e gremito nelle tribune di legno dipinte di giallo-rosso di quello stadio costituì un elemento fondamentale che spingeva i giocatori a dare sempre il meglio in tutte le partite.[8] Di conseguenza la squadra di quegli anni mostrava un carattere forte ed impavido di fronte a qualsiasi avversario. Protagonisti di tale periodo furono, oltre al già citato capitano Attilio Ferraris IV, il portiere Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini, ed il centravanti fiumano Rodolfo Volk che segnò 103 gol con la maglia giallorossa.

Sciabbolone Volk in azione. Nell'estate del 1933 la AS Roma dopo aver venduto, con l'opposizione dei tifosi, il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando i cosiddetti tre moschettieri argentini: Enrico Guaita, soprannominato il corsaro nero, la mezz'ala Alessandro Scopelli e il centro-mediano Andrea Stagnaro. I tre campioni restarono alla AS Roma soltanto per due stagioni portando la squadra ad un quinto e ad un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter esser convocati nella nazionale azzurra, scapparono di nascosto in una notte del 1935 spaventati dalla minaccia di una chiamata alle armi.[9] L'Italia in quel periodo stava infatti per entrare in guerra contro l'Etiopia.

Durante la stagione 34/35, per via di un'operazione di ringiovanimento della rosa, il presidente Renato Sacerdoti decise di vendere il capitano Ferraris IV che, poco propenso ad allontanarsi da Roma si accasò clamorosamente alla Lazio, diventandone addirittura il capitano. La notizia sconvolse i tifosi che gridarono al tradimento. Pochi giorni dopo Attilio Ferraris diventò campione del mondo con la nazionale italiana e qualche mese dopo verrà definito in una storica partita con l'Inghilterra: il "Leone di Higbury".



Gli anni quaranta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 40. La Roma del primo scudetto.

Il primo Scudetto [
modifica] Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941/42 arrivò inaspettato il primo trionfo importante: lo scudetto, conquistato il 14 giugno 1942 battendo per 2-0 il Modena nell'allora Stadio Nazionale, sito al posto dell'attuale "Stadio Flaminio". Gli anni trenta si erano conclusi con l'egemonia del Bologna e dell'Ambrosiana che si erano divise gli ultimi due scudetti, risultando, pertanto, le favorite per la conquista del titolo. Il presidente Edgardo Bazzini, non avrebbe mai pensato che la Roma si sarebbe laureata Campione d'Italia: la squadra giallorossa nella stagione precedente si era addirittura classificata undicesima. Il protagonista della stagione, con 18 reti messe a segno, fu comunque un giovane centravanti: Amedeo Amadei, chiamato amorevolmente dai tifosi romanisti "Il fornaretto".[10] Per la prima volta nella storia del calcio lo scudetto tricolore venne assegnato ad una squadra del centro Italia, al di sotto della pianura padana.[11]



Il declino del dopo scudetto [modifica] L'anno dopo la vittoria dello scudetto, il presidente Bazzini, non se la sentì di non confermare in blocco la squadra autrice di quella stagione straordinaria, commettendo un gravissimo errore che lentamente portò i meccanismi della squadra ad un improvviso ed inesorabile tracollo. Lo sbaglio principale fu quello di non considerare che l'età media della risicata rosa giallorossa era notevolmente alta, soprattutto per i parametri dell'epoca quando la carriera di un atleta terminava molto prima rispetto ai tempi attuali. Se da un lato questa era la causa principale del declino immediato della squadra dello scudetto, bisogna considerare che da un altro lato cominciava ad affermarsi nella realtà del campionato italiano la squadra che avrebbe dominato la scena nei travagliati anni quaranta: il Grande Torino.

La guerra pose fine al campionato nazionale che venne sospeso per tre anni, in cui vennero giocati in maniera amatoriale solo dei campionati regionali o locali. Il torneo nazionale riprese solo nel 1945/46 venne suddiviso di nuovo in due gironi, uno per il nord ed uno per il centro sud. La squadra capitolina però non riuscì a competere con le altre formazioni provenienti dal nord Italia, ma soprattutto era impossibile per quella squadra confrontarsi con il Grande Torino che si dimostrava imbattibile per chiunque.

Gli allenatori della A.S. Roma Gli allenatori della A.S. Roma [{{fullurl:{{{link}}}|action=edit}} modifica] 1927 - William Garbutt (Gran Bretagna)
1929 - Guido Baccani
1930 - Francis Burgess (Gran Bretagna)
1932 - Jonas Baar (Austria)
1933 - Lajos Kovacs (Ungheria)
1934 - Luigi Barbesino
1938 - Guido Ara
1939 - Alfred Schaffer (Austria-Ungheria)
1942 - Geza Kertesz (Ungheria)
1943 - Guido Masetti
1945 - Giovanni Degni
1947 - Imre Senkey (Ungheria)
1948 - Luigi Brunella
1949 - Fulvio Bernardini
1950 - Adolfo Baloncieri
1950 - Pietro Serantoni
1950 - Guido Masetti
1951 - Giuseppe Viani
1953 - Mario Varglien
1954 - Jesse Carver (Gran Bretagna)
1956 - György Sarosi (Ungheria)
1956 - Guido Masetti
1957 - Abel Stock (Ungheria)
1958 - Gunnar Nordahl (Svezia)
1959 - György Sarosi (Ungheria)
1960 - Alfredo Foni
1961 - Luis Carniglia (Argentina)
1963 - Alfredo Foni
1963 - Naim Krieziu (Albania)
1963 - Luis Mirò (Spagna)
1965 - Juan Carlos Lorenzo (Argentina)
1966 - Oronzo Pugliese
1968 - Helenio Herrera (Argentina)
1970 - Luciano Tessari
1971 - Helenio Herrera (Argentina)
1972 - Antonio Trebiciani
1973 - Manlio Scopigno
1973 - Nils Liedholm (Svezia)
1978 - Gustavo Giagnoni
1979 - Ferruccio Valcareggi
1979 - Nils Liedholm (Svezia)
1984 - Sven-Göran Eriksson (Svezia)
1986 - Angelo Benedicto Sormani (Brasile)
1987 - Nils Liedholm (Svezia)
1988 - Luciano Spinosi
1989 - Gigi Radice
1990 - Ottavio Bianchi
1992 - Vujadin Boskov (Yugoslavia)
1993 - Carlo Mazzone
1996 - Carlòs Bianchi (Argentina)
1996 - Nils Liedholm (Svezia)
1996 - Ezio Sella
1997 - Zdenek Zeman (Repubblica Ceca)
1999 - Fabio Capello
2004 - Cesare Prandelli
2004 - Rudi Völler (Germania)
2004 - Luigi Del Neri
2005 - Bruno Conti
2005 - Luciano Spalletti
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Gli anni cinquanta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 50.

La retrocessione in serie B e l'immediato ritorno. [modifica] Nella stagione 1950/51 la panchina giallorossa subì diversi cambi di allenatore. La squadra perse 11 partite per 1-0, ogni volta che la squadra subiva un gol non era in grado di rimontare, crollando in una sorta di impotenza nei confronti dell'avversario. Il tracollo fu inevitabile e si compì all'ultima giornata di campionato, il 17 giugno del 1951, esattamente di cinquant'anni prima della conquista, anch'essa all'ultima giornata, del terzo scudetto giallorosso. Quell'anno si realizzò così la prima ed unica retrocessione in Serie B della storia giallorossa.

Nel 1952, avversaria agguerrita di quella stagione nel torneo cadetto era il Brescia che fino all'ultimo tenne testa alla Roma che rimase prima in classifica dall'inizio del campionato che concluse arrivando prima con 53 punti, con un solo punto di vantaggio sui rivali lombardi. Il 22 giugno del 1952, a dieci anni esatti dalla conquista dello scudetto, i giallorossi festeggiarono il ritorno in serie A.

Gli anni successivi alla promozione, portarono a Roma grandi novità, la squadra nell'arco di due stagioni venne arricchita di nuovi prestigiosi acquisti. La panchina venne affidata prima a Mario Varglien poi all'inglese Jesse Carver, che riuscì nelle prime giornate a creare un buon sistema di gioco che consentì alla squadra di fare un ottimo esordio, vanificato nel corso del campionato da una serie di infortuni che condussero la Roma al sesto posto in classifica.

Dino Da Costa in allenamento. Il 17 maggio del 1953, la Roma si trasferì dallo Stadio Nazionale (ribattezzato "Stadio Torino" per onorare la squadra del Grande Torino caduta a Superga) nel nuovo Stadio Olimpico. A sorpresa, nell'estate dello stesso anno venne messo a segno un grandissimo colpo di mercato: la Roma ingaggiò dal Peñarol il ventisettenne, campione uruguagio Alcides Ghiggia, ala di gran classe, autore del gol vittoria nella finale tra il Brasile e l'Uruguay nei Mondiali del 1950.

Negli anni successivi la Roma alternò stagioni buone, come il terzo posto nel 1955 a stagioni disastrose, nel 1957 sfiorò nuovamente la retrocessione. Protagonisti della seconda metà degli anni 50 furono Alcides Ghiggia e il brasiliano Dino Da Costa, formidabile attaccante che con la Roma vinse la classifica marcatori del 1957 con 22 reti. Da Costa divenne l'idolo dei tifosi romanisti poiché si esaltava particolarmente nei derby dove segnava puntualmente. Un altro pilastro della squadra e della storia giallorossa fu Giacomo Losi, difensore-mediano leader del reparto arretrato e fulcro del gioco romanista: è stato il giocatore con più presenze in assoluto con la maglia della Roma (386), fino al febbraio 2008 quando è stato superato da Francesco Totti. L'attaccamento ai colori ed il suo carattere straordinario da capitano vero, valse a Losi il soprannome di "Core de Roma".



Gli anni sessanta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 60.

La Coppa delle Fiere [modifica] Nel 1960/61 i giallorossi riuscirono a raggiungere una dimensione "europea", grazie alla conquista della Coppa delle Fiere.

La Roma di Giacomo Losi conquistò la coppa vincendo la doppia finale contro il Birmingham City: dopo aver pareggiato 2-2 in trasferta i giallorossi si imposero per 2-0 all'Olimpico. Nella storia di questa competizione nessun'altra formazione italiana riuscirà ad aggiudicarsi il trofeo prima che venga sostituito dalla Coppa UEFA nel 1971.[12]

Giacomo Losi con la Coppa delle Fiere. Durante gli anni Sessanta, la Roma disponeva di una formazione con un cospicuo numero di campioni: Pedro Manfredini, attaccante argentino, grandissimo "rapinatore" dell'area di rigore, uno dei cannonieri più prolifici della storia giallorossa. Nel 1963 fu capocannoniere del campionato a pari merito con Harald Nielsen del Bologna. Un altro giocatore, compatriota del forte centravanti, fu la mezz'ala Francisco Ramon Lojacono, giocatore ambidestro dotato di uno straordinario tiro da fuori area, aveva anche la specialità di battere con precisione e potenza i calci di punizione. Ed infine il forte cannoniere oriundo Antonio Valentin Angelillo. Altri protagonisti importanti dell'epoca furono sicuramente: lo svedese Arne Selmosson e l'uruguagio Juan Alberto Schiaffino. Se Roma negli anni sessanta non riuscì mai a superare il 5° posto in classifica, probabilmente la causa era da ricondurre allo stile di vita lascivo dei suoi calciatori.

Nonostante la stagione deludente conclusasi con un dodicesimo posto in classifica, la squadra giallorossa nel 1963/64, conquistò la sua prima Coppa Italia, dopo aver battuto nella finale il Torino.

Va ricordato il singolare episodio della semifinale della Coppa delle Coppe 1969-1970, quando la Roma pareggiò per 1-1 in casa per 2-2 fuori contro il Górnik Zabrze. All'epoca non era prevista né la regole dei gol fuori casa né quella dei tiri di rigore. Il lancio della monetina arrise ai polacchi.

La formazione vincitrice della seconda Coppa Italia.

La crisi finanziaria [modifica] Nel 1964 La Roma si trovava invece sull'orlo del fallimento, il deficit era arrivato ad un tale punto da vedere la società impossibilitata a pagare gli stipendi e con i giocatori che minacciavano di scioperare. Il giorno di capodanno del 1965, al Teatro Sistina, spinti dalle polemiche dell'allora allenatore della Roma Juan Carlos Lorenzo i tifosi organizzarono addirittura una colletta, per reperire i fondi per la trasferta di Campionato che avrebbe avuto luogo qualche giorno più tardi.[13]

Dopo la vendita di alcuni dei campioni, il presidente Evangelisti nel 1967, per completare il piano di risanamento delle casse societarie trasformò la Roma in una Società per azioni. Verso la fine degli anni Sessanta la squadra venne affidata ad Helenio Herrera, tecnico vincente che aveva portato l'Inter sul tetto del mondo. Nonostante l'arrivo del nuovo allenatore i risultati sul campo non cambiarono; la Roma arrivò alla sua prima stagione ad un grigio ottavo posto, ma vinse comunque la sua seconda Coppa Italia nel giugno del 1969.



Gli anni settanta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 70. Pierino Prati e Giancarlo De Sisti con la maglia della Roma negli anni settanta.

Gli anni della "Rometta" [modifica] Gli anni settanta, furono uno dei decenni meno gloriosi per la storia Romanista, ma più densi di sentimenti per la tifoseria a quei tempi molto calda. Si inizia con l'addio della mitica bandiera Giacomo Losi e la clamorosa cessione nell'ultimo anno della presidenza di Marchini, dei tre "gioielli" (Spinosi, Capello e Landini) alla Juventus, si entrò poi nell'era della cosiddetta "Rometta" di Gaetano Anzalone: una squadra fatta di gregari, giovani promesse e soprattutto vecchie glorie, giocatori che avevano già dato molto in altre piazze, come Pierino Prati, Luis Del Sol, Amarildo e il ritorno di Picchio De Sisti, grandi campioni utili solo per un anno o due. La Roma nel corso di questo decennio oscillò sempre in posizioni di media classifica, a parte il picco del 1975 con la conquista del terzo posto. Protagonisti di quest'epoca furono, oltre al giovane presidente, nella prima parte Helenio Herrera, il "mago", giunto a Roma già con Marchini, non riuscì mai ad ottenere buoni risultati, nonostante il suo prestigioso curriculum. Nella seconda metà degli anni 70 la panchina giallorossa era invece guidata da Nils Liedholm, il "barone" svedese, che realizzò il sogno dello scudetto solo negli anni 80 con l'arrivo di Dino Viola. Il momento peggiore di quegli anni si concretizzò nella stagione 1978/79, quando la Roma ebbe la certezza di rimanere in A solo alla penultima giornata: il 6 maggio 1979, grazie a un pareggio in casa con l'Atalanta per 2-2, lasciandosi alle spalle, però, quattro squadre. Dalla stagione immediatamente successiva, la Roma venne rilevata da Dino Viola che trasformò completamente la squadra cogliendo i frutti tecnici ed organizzativi che Anzalone aveva seminato.



Nascita del tifo organizzato e del CUCS [modifica] Per approfondire, vedi la voce Commando Ultrà Curva Sud. Una delle prime immagini del CUCS, tifo organizzato romanista. Durante questi anni di crescente passione per i colori, all'interno dello Stadio Olimpico nella Curva Sud, la zona più calda del tifo giallorosso (che fu acquisita esclusivamente dai giallorossi l'11 marzo del 1973 dopo l'allontanamento di una minoranza di tifosi della Lazio che si erano appostati in quel settore durante i derby), cominciarono a formarsi dei gruppi organizzati di giovani, i quali, dal 1977, confluirono in un unico gruppo: il Commando Ultrà Curva Sud.[14] La stessa società, nella persona del presidente Gaetano Anzalone, chiese ed ottenne dai personaggi carismatici del tifo giallorosso di unirsi per cercare di risolvere il crescente problema della violenza.[15] L'idea era quella di convogliare le energie dei tifosi, perlopiù impiegate fino ad allora in manifestazioni aggressive, in un sostegno fattivo e unanime per la squadra, associato ad un rifiuto esplicito della violenza. La strategia che portò al modello di tifoseria organizzata si rivelò efficace, a tal punto da essere presa d'esempio dalle altre "curve" italiane, e diede il via ad un decennio di grande passione sportiva, nel quale finalmente la Curva Sud si trovò unita nell'obiettivo unico di sostenera la squadra, tanto da essere premiata internazionalmente con il "Fair Play Trophy" nel 1986.[16]



Gli anni ottanta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 80. La Roma del secondo scudetto.

Il secondo Scudetto [
modifica] La crescita societaria portò, già nella stagione 1980/81, ad un secondo posto che stava stretto alla squadra per l'ottimo rendimento visto in campo, aprendo un felice quadriennio che regalò al club molti riconoscimenti. La stagione fu purtroppo decisa da un contestatissimo gol annullato al difensore Maurizio Turone nello scontro diretto con la capolista Juventus. Tutti le analisi della moviola stabilirono che il gol era regolare. La decisione arbitrale divenne tristemente famosa ("er gol de Turone") della presunta dipendenza psicologica delle terne arbitrali nei confronti di team blasonati. Nella stagione 1982/83, sotto la guida del presidente Dino Viola e dell'allenatore svedese Nils Liedholm, la Roma si aggiudicò il secondo scudetto della sua storia; fecero parte della rosa della prima squadra giocatori come il capitano Agostino Di Bartolomei (chiamato con grande affetto dai tifosi "Diba" o "Ago"), il centrocampista Carlo Ancelotti, il brasiliano Paulo Roberto Falcão, il difensore Pietro Vierchowod, il centravanti Roberto Pruzzo (secondo miglior cannoniere giallorosso di tutti i tempi con 106 gol, superato a fine 2004 da Francesco Totti) e l'ala Bruno Conti, già campione del mondo con la Nazionale italiana in Spagna nel 1982.

Bruno Conti in azione con la maglia della Roma.

La finale della Coppa dei Campioni [modifica] Falcão in azione con la maglia giallorossa Nel corso della stagione 1983/1984 la Roma raccolse i frutti del proprio gioco "a zona", giungendo in finale, il 30 maggio 1984, nella Coppa dei Campioni (il più importante trofeo continentale); pur giocando meglio del proprio avversario, non riuscì ad imporsi sui "reds" del Liverpool e, dopo aver concluso i tempi regolamentari per 1-1 (gol del vantaggio di Phil Neal per il Liverpool al 13' e pareggio per i giallorossi di Pruzzo al 42'), ai calci di rigore perse la coppa. Dal dischetto fallirono Bruno Conti e Ciccio Graziani. La partita si trovò al centro di numerose polemiche che si moltiplicarono nei giorni successivi, volte alla ricerca di scoprire le cause di quella bruciante sconfitta. Molte proteste ci furono riguardo al gol del vantaggio del Liverpool, nato successivamente ad un'azione in cui non fu ravvisato un probabile fallo di carica sul portiere giallorosso Tancredi, ostacolato in uscita dall'irlandese Ronnie Whelan, che gli fece scappare il pallone lasciando così la porta sguarnita. Molto discussa fu inoltre la decisione di Falcão, all'epoca uno dei simboli della AS Roma e specialista nei tiri dagli undici metri, di non voler battere uno dei rigori. La sconfitta fu resa ancor più amara poiché la finale si giocò, per ironia della sorte, proprio allo Stadio Olimpico di Roma. La AS Roma fu comunque protagonista di una straordinaria stagione, aggiudicandosi nello stesso anno la Coppa Italia.

Nils Liedholm, Bruno Conti, Dino Viola e Paulo Roberto Falcão, in una foto prima del Mondiale 82.

L'incredibile sconfitta con il Lecce [modifica] Dopo aver concluso uno dei migliori periodi della sua storia con Liedholm, ma anche dopo la sfortunata finale persa ai rigori con il Liverpool, la AS Roma di Dino Viola affidò la panchina giallorossa ad un altro tecnico svedese Sven-Göran Eriksson, osservato da qualche tempo. Dopo una prima stagione deludente, conclusasi con il settimo posto in classifica e con l'amaro addio di Falcao, nella stagione '85/'86 la Roma sfiorò nuovamente il tricolore: dopo un'incredibile rimonta di 9 punti sulla capolista Juventus, battuta all'Olimpico con un sonoro 3-0, la penultima giornata di campionato riservò alla squadra giallorossa un turno teoricamente favorevole per il sorpasso in testa alla classifica: la AS Roma doveva infatti affrontare in casa il Lecce, squadra peraltro già retrocessa. Il gol dell'ex Alberto Di Chiara ed una doppietta di Juan Alberto Barbas condannarono invece la Roma ad un'inaspettata sconfitta per 2-3 firmando una delle pagine più amare della storia del club capitolino. La conquista, nello stesso anno, della sua sesta Coppa Italia non bastò a consolare la gente, che aveva anche visto il giro d'onore del presidente Viola e del sindaco di Roma Ugo Vetere prima della partita, per un'altra favorevole occasione sfumata di aggiudicarsi il titolo.



Gli anni novanta [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 90. Giuseppe Giannini agli esordi con la maglia giallorossa.

La morte di Viola e gli anni bui della nuova Roma [modifica] Dino Viola morì nel gennaio del 1991, fallito il tentativo di rilanciare la squadra con l'acquisto del brasiliano Renato Portaluppi (noto come 'Renato'), giocatore popolarissimo in patria ma inadatto al calcio europeo. La sua scomparsa segnò l'inizio di un lungo periodo di caos per la Roma, che tuttavia aggiunse al suo palmares, sotto la guida di Ottavio Bianchi, la settima Coppa Italia. Il trofeo fu conquistato contro la Sampdoria, la quale però prevalse per 1-0 nel successivo match di Supercoppa di Lega. La Roma arrivò inoltre in finale di Coppa Uefa contro l'Inter. Dopo aver perso l'incontro di andata a San Siro per 2-0, la squadra giallorossa non andò oltre l'1-0, grazie alla rete di Rizzitelli, un palo colto nel finale della gara acuì ancor di più l'amarezza dei tifosi che per la seconda volta dopo la sfortunata finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool, videro nel proprio stadio la squadra avversaria alzare un trofeo internazionale.

Il nuovo presidente Giuseppe Ciarrapico era un sincero tifoso della squadra, ma mancava di competenza manageriale. Le sue controverse decisioni si tradussero in una serie di risultati altalenanti. Al termine della stagione, il tecnico Bianchi lasciò il posto a Vujadin Boskov, il quale era fautore di un gioco spettacolare che lasciava ampia libertà ai giocatori talentuosi. Non a caso fece esordire in prima squadra anche un Totti appena sedicenne.

La società entrò nel caos nella primavera del 1993: Ciarrapico fu arrestato per bancarotta e tradotto in carcere insieme a Mauro Leone, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e dirigente del gruppo. Ciarrapico dimostrò fino all'ultimo il suo attaccamento per la squadra lasciando la clinica romana dove era stato ricoverato l'8 marzo del 1993 per un malore (poche ore prima del suo arresto), per visitare i giocatori al termine della partita Roma-Milan, semifinale di Coppa Italia.



La lenta rinascita ad opera di Franco Sensi [modifica] La bufera scatenatasi contro la Roma fu ingigantita anche dalla contestuale positività alla cocaina riscontrata all'attaccante Claudio Paul Caniggia. Ciò comunque non impedì la successione della presidenza, che nel giro di alcune settimane passò nelle mani degli imprenditori romani Franco Sensi e Pietro Mezzaroma. A dispetto delle enormi difficoltà, la squadra raggiunse la finale di Coppa Italia, da disputarsi contro il Torino, ma nella gara di andata, giocata in trasferta, la squadra perse per 3-0, compromettendo di fatto la vittoria finale. Ciò nonostante la squadra reagì con grande orgoglio, e all'Olimpico sfiorò l'impresa, vincendo splendidamente per 5-2 con tre gol del capitano Giuseppe Giannini, tutti messi a segno su calcio di rigore.

Nel biennio successivo Franco Sensi, divenuto l'unico proprietario della Roma, cercò di dare una decisa virata alla politica societaria. Chiamò in panchina il trasteverino Carlo Mazzone e rafforzò in modo deciso la squadra, acquistando dall'Udinese il capo-cannoniere del precedente campionato, Balbo. Mazzone come prima mossa inserì stabilmente in prima squadra il maggiore talento del vivaio di quegli anni, Francesco Totti, il quale, nonostante la giovane età, avrebbe reso la squadra più forte e imprevedibile. Nonostante le migliori premesse, la squadra non ottenne in questi anni piazzamenti prestigiosi, né alcuna vittoria nelle competizioni disputate. La crescente insofferenza dei tifosi sulla mediocrità dei risultati raggiunti spinsero il presidente a prendere la sofferta decisione di cambiare allenatore, sostituendolo con Carlos Bianchi, già vittorioso della Coppa Intercontinentale col Vélez Sársfield. Ma la stagione successiva, condizionata anche da acquisti fallimentari si rivelò disastrosa, e vide l'esonero di Bianchi con un conseguente mesto dodicesimo posto in classifica.

Dopo la brutta esperienza, Franco Sensi decise di rifondare la squadra affindandola al boemo Zdenek Zeman, fautore di un gioco molto offensivo, ma estremamente imprudente. Questo fu il limite principale della Roma di quel periodo, che alternò vittorie spettacolari e ricche di gol a sconfitte imprevedibili e per questo brucianti. Per tali motivi Franco Sensi decise di chiamare in panchina un allenatore titolato e vincente come Fabio Capello.



Capello forgia dei vincenti [modifica] Fabio Capello Il tecnico friulano arrivò a Roma nel 1999 con le idee chiare, l'esperienza necessaria e la capacità di trasmettere alla squadra voglia e convinzione nei propri mezzi. L'acquisto dell'anno fu quello di Vincenzo Montella, e nel corso della stagione l'arrivo del centrocampista giapponese Hidetoshi Nakata rafforzò ulteriormente una squadra già molto competitiva. Alla fine del campionato la Roma si classificò solamente sesta, ma apparve chiaro a tutti che la squadra aveva acquisito una grande consapevolezza nei propri mezzi.



Il nuovo millennio [modifica] Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 2000. 17 giugno 2001: la Roma conquista il suo terzo scudetto. Un'immagine dei festeggiamenti della Curva Sud dello Stadio Olimpico di Roma al termine della gara decisiva, vinta per 3-1 contro il Parma

Il terzo scudetto [modifica] Lo scudetto appena vinto dalla rivale cittadina, la Lazio, servì da stimolo per la società che nell’estate mise a segno una serie di colpi di mercato, su tutti il fortissimo bomber argentino Gabriel Omar Batistuta, il difensore suo connazionale Samuel ed il centrocampista brasiliano Emerson, giocatori molto quotati e con una solida esperienza internazionale. Grazie al loro valore aggiunto la squadra capitolina, trascinata dal capitano Francesco Totti e dai gol di Vincenzo Montella, che nella seconda metà del campionato sostituì un acciaccato Batistuta, riuscì ad imporsi durante l’arco dell’intera stagione rimanendo sempre in testa alla classifica.



ANTONIOLI
SAMUEL
ZEBINA
ZAGO
CAFU
CANDELA
EMERSON
TOMMASI
TOTTI
BATISTUTA
MONTELLA
Formazione Campione d'Italia 2000/2001, annunciata da Carlo Zampa, allora speaker dello Stadio Olimpico, prima dell'incontro Roma-Parma. Il campionato si dimostrò comunque molto combattuto grazie alla caparbietà della Juventus, che rimase in corsa fino all’ultima giornata quando i giallorossi conquistarono matematicamente lo scudetto contro il Parma, il 17 giugno 2001. Il match finì 3-1, con le reti dei simboli della stagione: Totti, Batistuta e Montella. La Roma vinse così il suo terzo scudetto della storia, strappandolo dalle maglie della Lazio; migliaia di persone si riversarono per le strade della Capitale, con festeggiamenti che si protrassero per giorni e che ebbero il culmine nel concerto di Antonello Venditti al Circo Massimo, a cui parteciparono oltre un milione di persone.[17]



Le occasioni sfumate [modifica] Nella stagione successiva la società acquistò l'astro nascente del calcio italiano Antonio Cassano. Il 19 agosto 2001 la Roma conquistò la sua prima Supercoppa Italiana ai danni della Fiorentina, prevalendo per 3-0, grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. In campionato la Roma non riuscì a ripetersi, stentando nelle prime partite, perdendo parecchi punti contro squadre oggettivamente più deboli. Memorabile fu l'affermazione nel derby del 10 marzo 2002: i giallorossi demolirono la Lazio per 5-1, con quattro gol del solo Montella. Nonostante il suo cammino altalenante, la Roma arrivò a giocarsi lo scudetto sino all'ultima giornata: l'incredibile sconfitta della capolista Inter all'Olimpico contro la Lazio favorì però la vittoria finale della Juventus, che precedeva in classifica i giallorossi di un solo punto.

Tifosi della Roma all'Olimpico Nella stagione successiva la società predispose una campagna acquisti incentrata sull'austerità, soprattutto a causa delle crescenti difficoltà economiche derivate dalle elevate spese di mercato degli anni precedenti. La squadra aveva bisogno indubbiamente di rinnovamento, e non bastarono la buona vena di Totti e la crescita costante di Cassano a trascinare la Roma verso le parti alte della classifica. I giallorossi terminarono la stagione 2002/'03 all'ottavo posto (peggiore risultato dei precedenti 10 anni), e si guadagnarono la partecipazione alla successiva Coppa UEFA solo grazie al raggiungimento della finale di Coppa Italia, poi persa malamente col Milan.

In Champions League la Roma per il secondo anno consecutivo non riuscì a superare la seconda fase a gironi nonostante le prestigiose vittorie in trasferta contro le squadre spagnole del Real Madrid, battuta per 1-0 al Bernabeu con gol di Totti, e del Valencia, sconfitta per 3-0.

Nel 2004, grazie ad una buona campagna acquisti, la squadra riuscì a giocarsi il titolo sino alla fine, laureandosi "campione d'inverno" assieme al Milan. Ma la maggiore forza dei rossoneri, unita a qualche punto perso di troppo, impedirono ai giallorossi di vincere il titolo.



Dalla crisi alla nuova rinascita [modifica] Celebrazioni della vittoria del campionato 2000-2001: un "murales" con lo scudetto tricolore e il capitano della Roma Francesco Totti su un'abitazione della capitale. Nonostante il comunque positivo campionato trascorso, Capello si dimise e firmò clamorosamente per la Juventus, nonostante le contrarie assicurazioni fornite alla tifoseria durante il corso della precedente stagione, ripetute esplicitamente nelle ore immediatamente precedenti.[18] La fuga venne vista da tutto l'ambiente romanista come un vero e proprio tradimento ai colori giallorossi, ma la società corse subito ai ripari ingaggiando tempestivamente Cesare Prandelli, che prima dell'inizio del campionato fu costretto ad abbandonare la guida tecnica della squadra per motivi familiari.

La Roma, a pochi giorni dalla partita di esordio di campionato, ingaggiò Rudi Voeller, ex-attaccante giallorosso degli anni '90. I risultati non furono buoni e il tecnico fu costretto a presentate le dimissioni dopo un episodio negativo che coinvolse la squadra giallorossa: nella prima gara di UEFA Champions League contro la Dinamo Kiev, poco dopo il fischio finale del primo tempo l'arbitro svedese Anders Frisk venne ferito alla testa da un oggetto (probabilmente una monetina) lanciato dalle tribune dell'Olimpico.[19] Per questo episodio la UEFA impose la sconfitta a tavolino per 0-3 unita alla chiusura al pubblico dello stadio per i tre successivi turni casalinghi. Tali gravi avvenimenti contribuirono pertanto all'eliminazione della squadra dalla competizione continentale.

Voeller non resse il peso di tali sfavorevoli episodi e pertanto si dimise. La società corse ai ripari assumendo alla guida della squadra Luigi Del Neri, ex allenatore del sorprendente Chievo, il quale,dopo pochi mesi,presentò a sua volta le dimissioni per problemi di spogliatoio. La società in crisi si affidò al Direttore Tecnico Bruno Conti, un altro ex giocatore romanista, che subentrò come allenatore. Nonostante queste vicissitudini, la squadra riuscì a disputare la finale di Coppa Italia contro l'Inter, ma fu sconfitta in entrambe le partite. La Roma chiuse il campionato col bilancio, poco lusinghiero, di 5 allenatori utilizzati in 12 mesi.

Doni, uno dei simboli della rinascita giallorossa Archiviato il disastroso campionato precedente, la società in estate ingaggiò il tecnico Luciano Spalletti, cercando al contempo di portare avanti una campagna acquisti di livello accettabile nonostante la stessa fosse stata bloccata, per quasi tutta l'estate, dal caso Mexès. Alla fine furono comunque tesserati a parametro zero alcuni calciatori, tra cui l'ala Rodrigo Taddei e lo sconosciuto portiere brasiliano Doni, che avrebbe dimostrato ben presto le sue potenzialità tanto da conquistare la maglia titolare. Per evitare inoltre l'insorgere di future difficoltà finanziarie derivate dall'incontrollato aumento delle spese di gestione del club, si decise di imporre un tetto di ingaggi per ogni giocatore tesserato, ad esclusione del capitano Francesco Totti, considerato il simbolo della squadra.

Dopo un incerto inizio di campionato, la cessione di Antonio Cassano, talentuoso giocatore ma allo stesso tempo elemento di disturbo nello spogliatoio, si rilevò determinante. La rinnovata serenità della squadra si tradusse nella vittoria di 11 partite consecutive, primato che venne fissato grazie ad una splendida affermazione per 2-0 nel derby del 26 febbraio 2006. Il successo della squadra era dovuto anche al cambio di modulo tattico, imposto da una serie di infortuni agli attaccanti in rosa. Spalletti pertanto decise di schierare una formazione senza punti di riferimento in attacco, con Totti incaricato ad assistere gli inserimenti in area dei centrocampisti. Alla fine del campionato la Roma si classificò quinta, ma in seguito allo scandalo del calcio italiano venne avanzata al secondo posto alle spalle dell'Inter. Proprio contro i neroazzurri perse dapprima la finale della Coppa Italia e successivamente anche la gara di Supercoppa Italiana, quest'ultima con un punteggio rocambolesco di 4-3, maturato, facendosi rimontare, nei tempi supplementari.

Nel campionato 2006-2007 la Roma consolidò l'esperienza tattica maturata, integrando la rosa con l'acquisto di qualche giocatore. Con tale assetto i giallorossi alternarono molte vittorie importanti ad alcuni risultati insoddisfacenti, classificandosi al secondo posto a 75 punti, con un corposo distacco dalla capolista Inter. In Champions League la Roma si rese protagonista di una serie di ottime prestazioni, su tutte la vittoria in trasferta contro i campioni di Francia del Lione. La squadra giunse ai quarti di finale della competizione, dove la fino ad allora pregevole marcia dei giallorossi venne vanificata da una disastrosa prestazione contro il Manchester United che si impose nella gara di ritorno all'Old Trafford con un clamoroso 7-1. La stagione terminò, comunque, in modo positivo, con la conquista dell'ottava Coppa Italia ai danni dell'Inter, sconfitta nettamente nella finale d'andata all'Olimpico per 6-2.

Il capitano della Roma Francesco Totti alza la Coppa Italia 2008

Dal 2007/2008 [modifica] Nell'estate 2007 la Roma si è aggiudicata la sua seconda Supercoppa italiana, sempre ai danni dei nerazzurri, imponendosi per 1-0 al Meazza con gol di Daniele De Rossi su calcio di rigore.

Nel campionato di Serie A 2007-2008 la squadra si riconferma al secondo posto, nuovamente alle spalle dell'Inter. A differenza della stagione precedente, grazie ad un girone di ritorno molto proficuo che le permette di ridurre notevolmente il distacco dalla capolista, la Roma si presenta ad una gara da termine con un punto di distacco dall'Inter. All'ultima giornata lo scudetto è vinto dai nerazzurri, sebbene la Roma sia stata virtualmente, per quasi un'ora di gioco, al primo posto della classifica. I giallorossi terminano il torneo ottenendo il proprio record di punti in campionato (82), ben sette in più di quando, nel 2001, vinsero lo scudetto. Furibonde le polemiche dei giallorossi Francesco Totti e Daniele De Rossi su alcuni controversi errori arbitrali a loro giudizio decisivi nella lotta scudetto.

In Champions League la squadra si qualifica alla fase finale, eliminando negli ottavi di finale il blasonato Real Madrid, grazie a due prestigiose vittorie per 2-1. Ancora una volta, però, la formazione di Spalletti è eliminata ai quarti di finale dal Manchester United (poi vincitore della coppa), risultando sconfitta in entrambe le gare disputate; nonostante ciò, i giallorossi si mostrano all'altezza dell'undici anglosassone.

Dopo aver raggiunto la finale per la quarta volta consecutiva, disputata per il quarto anno di seguito ancora contro l'Inter, la squadra ha poi vinto nuovamente la Coppa Italia. Nell'occasione il trofeo è stato assegnato a seguito di una partita singola disputatasi allo Stadio Olimpico di Roma vinta dalla squadra della capitale per 2-1.

Il 17 agosto 2008, a due settimane dall'inizio della nuova stagione, muore il presidente Franco Sensi, carica da lui coperta dal 1993. La morte dell'artefice del terzo scudetto genera notevole sconforto e grande commozione in tutto l'ambiente giallorosso, ed i funerali vedono la partecipazione di migliaia di persone, non solo tifosi romanisti, ma anche dirigenti di altre società di calcio.[20]

La famiglia Sensi decide in ogni caso di proseguire nella conduzione della società, e la figlia Rosella, già amministratore delegato, viene nominata presidente.

Nella sessione estiva del calciomercato la Roma, incassata già da tempo l'indisponibilità del laterale Mancini a prolungare il proprio contratto, lo cede all'Inter, in maniera analoga a quanto avvenne l'anno precedente con Christian Chivu. I giallorossi si rafforzano comunque acquistando dal Liverpool il terzino sinistro John Arne Riise e, dal Real Madrid, l'attaccante brasiliano Julio Baptista, giocatore estremamente duttile tatticamente e dotato di grande forza atletica. Infine il mercato è completato con l'acquisto del fantasista francese Jérémy Menez e del difensore Simone Loria, proveniente dal Siena.

In estate, inoltre, la Roma non riesce ad aggiudicarsi la Supercoppa Italiana: la partita, terminata sul 2-2 dopo i tempi regolamentari e supplementari, vede prevalere l'Inter ai calci di rigore per 8-7, per effetto degli errori decisivi di Francesco Totti e del brasiliano Juan, quest'ultimo avvenuto al secondo rigore ad oltranza. Il 28 agosto 2008 la Roma è stata sorteggiata nei gironi della Champions League Girone A insieme a Chelsea, Bordeaux e i rumeni del CFR Cluj.



I simboli della Roma [modifica]

Lo stemma [modifica] Lo stemma in una delle prime versioni. Il "lupetto" usato dal 1978 al 1997. L'attuale logo, in uso dal 1997. L'attuale logo della A.S. Roma è il restyling del primo stemma che la squadra adottò dalla sua fondazione fino alla fine degli anni '70. Durante un'amichevole internazionale nel 1978, l'ultimo anno di Anzalone alla presidenza della squadra, la Roma si trovò a giocare in trasferta negli Stati Uniti contro i New York Cosmos. I dirigenti giallorossi notarono che in America lo sport viaggiava su alti livelli, trainato dal merchandising, la vendita dei prodotti legati alla squadra. Prima di allora lo stemma non era un marchio registrato e le magliette non erano messe in vendita nei negozi specializzati. Si decise, così, di creare un ufficio per la pubblicità, diretto dal famoso grafico Piero Gratton autore in quegli anni di molti stemmi famosi, su tutti quello del Tg2), che realizzò il nuovo logotipo per la società giallorossa, da cui partire per poter creare una serie di prodotti per la vendita legati ad esso.[21] La lupa capitolina non poteva essere registrata come marchio, così venne creato il celebre lupetto nero stilizzato con l'occhio rosso, che spesso compariva incorniciato da due cerchi concentrici giallo-rossi. Lo stemma, poco gradito dal presidente Viola, ha accompagnato le maglie giallorosse fino alla stagione 1997/1998. Nel corso del 2008 la società giallorossa organizzerà una festa per celebrare il trentennale dello storico marchio creato da Gratton.

Il 20 luglio 1997, grazie ad un accordo con il Comune di Roma venne concesso un permesso speciale alla società capitolina per poter utilizzare il simbolo della lupa e riproporre così una nuova versione dello stemma ispirato a quello originale che aveva caratterizzato la società dagli albori fino agli anni Settanta.[13]



L'inno [modifica] Tifosi romanisti in Curva Sud. « Roma Roma Roma
core de sta città
unico grande amore
de tanta e tanta gente
che fai sospirà.

Roma Roma Roma
lassace cantà
da sta voce nasce un coro
so' centomila voci
ch'hai fatto innammorà.

Roma Roma bella
t'ho dipinta io
gialla come er sole
rossa come er core mio.

Roma Roma mia
nun te fa 'ncantà
tu sei nata grande
e grande hai da restà.

Roma Roma Roma
core de stà città
unico grande amore
de tanta e tanta gente


ch'hai fatto innammorà.  »

Formazone

Portieri
 12
Pietro Pipolo 25 Arthur 27 Julio Sergio 32 Doni
Difensori 2 Christian Panucci 3 Cicinho 4 Juan 5 Philippe Mexès 15 Simone Loria 17 John Arne Riise 22 Max Tonetto 77 Marco Cassetti
Centrocampisti
7 David Pizarro 8 Alberto Aquilani 11 Rodrigo Taddei 14 Filipe Gomes Ribeiro 16 Daniele De Rossi 20 Simone Perrotta 33 Matteo Brighi 34 Valerio Virga
Attaccanti 9 Mirko Vučinić 10 Francesco Totti 19 Júlio Baptista 23 Vincenzo Montella 24 Jérémy Menez 89 Stefano Okaka Chuka
Allenatore Luciano Spalletti